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Allevamento Riconosciuto


















Questa pagina è dedicata ad una panoramica delle principali malattie genetiche e delle malattie virali che possono colpire i gatti meticci o di pura razza, randagi e non.
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo:
non costituiscono alcun consiglio medico, pertanto, vi invito sempre a consultare il vostro veterinario di fiducia per qualsiasi diagiosi precisa ed approfondita.
Tutti i miei mici vengono tutelati annulamente dalle malattie infettive attraverso una attenta visita clinica che ne determini il buon stato di salute e il richiamo del trattamento vaccinale.

 


LE MALATTIE VIRALI

• FIV (sindrome da immunodeficienza virale felina)
• FeLV (leucemia felina)
• Calicivirosi
• Rinotracheite infettiva felina
• Panleucopenia
• Clamidiosi
• FIP (peritonite infettiva felina)


LE MALATTIE GENETICHE

• GSD IV (Glicogenosi di tipo IV)
• HCM (Cardiomiopatia Ipertrofica)
• PKD (Sindrome del rene policistico)

 

 

 

MALATTIE VIRALI/ INFETTIVE

Hans Lutz (Clinical Laboratory Vetuisse Faculty University of Zurich, Switzerland) ha affrontato la diagnosi e la profilassi dei Retrovirus felini. A questa famiglia appartengono il Virus della Lucemia Felina (FeLV) e il Virus della Immunodeficienza Felina (FIV). Una caratteristica imporAtante dei retrovirus è la capacità di creare uno stato di latenza, integrando il loro genoma virale in quello della cellula ospite (provirus). La cellula ospite diventa così una fabbrica di produzione del virus.

FIV: Lutz definisce il FIV il "virus dei gatti aggressivi"; infatti, si trasmette principalmente con il morso o con il contatto diretto con il sangue, non viene trasmesso con il coito e, se la madre si trova in fase asintomatica con bassa viremia, anche la trasmissione verticale è assente. Una volta venuti a contatto con il virus, questi animali possono rimanere asintomatici per anni. La diagnosi viene fatta con la dimostrazione degli anticorpi contro FIV tramite i test ELISA e immunocromatografici, dotati di elevata specificità e sensibilità. Per confermare la positività nei casi dubbi si può far ricorso alla tecnica Wester Blotting. Si può emettere diagnosi di FIV anche tramite l'ausilio della PCR in grado di evidenziare direttamente il provirus. In questo caso la positività è da considerarsi altamente affidabile, mentre un risultato negativo non esclude l'infezione. La vaccinazione, non disponibile in Italia e peraltro non protettiva verso il sottotipo presente nel nostro territorio (B), risulta molto efficAace ma il suo utilizzo rende indistinguibile il gatto infetto da quello vaccinato se non tramite l'utilizzo della PCR. Lutz ha poi approfondito il fatto che la capacità di rispondere alla vaccinazione si riduce notevolmente con il progredire dello stato di immunosoppressione.

Il FeLV è stato invece definito il "virus dei gatti "gentili"; infatti, la trasmissione può avvenire tramite il lambimento, le secrezioni nasali, l'urina e le feci. I test ELISA e immunocromatografici evidenziano l'antigene p27. Questi test non sono in grado di identificare i casi di latenza non attivi e per questo ci viene in aiuto la PCR che rivela il provirus. Contro questo virus i medici hanno a disposizione un efficace vaccino che protegge il gatto dalla malattia e ne blocca la trasmissione; tuttavia non è in grado di impedire l'infezione e quindi l'integrazione del provirus nella cellula ospite.

CALICIVIROSI: Il calicivirus felino (FCV) è responsabile, insieme ad altri patogeni, del com-plesso respiratorio delle vie aeree superiori. Rispetto a Chlamidophyla felis e herpesvirus felino tipo 1, il calicivirus può avere tropismo per i polmoni e cau-sare polmonAiti. Nelle infezioni delle vie aeree superiori, il calicivirus può de-terminare erosioni a carico della lingua, del palato e del tartufo. Alcuni ceppi di calicivirus possono avere tropismo per le membrane sinoviali e causare ar-trosinoviti (zoppia, febbre, riluttanza al movimento, tumefazione articolare).
La trasmissione avviene generalmente per via orale poichè il virus viene elimi-nato tramite saliva e secrezioni. La trasmissibilità è elevata e possono essere colpiti gatti di tutte le età sebbene i gattini siano più recettivi. Spesso i gatti rimangono portatori cronici. La vaccinazione previene l’insorgenza di forme cli-niche conclamate ma non previene l’infezione e l’eliminazione del virus.

RINOTRACHEITE: L’ herpesvirus felino 1 (FHV-1) è l'agente della rinotracheite virale felina e ed è universalmente distribuito. Il virus appartiene alla famiglia Herpesviridae e si sviluppa sia nelle cellule della congiuntiva oculare che nelle vie respiratorie superiori che infine nei neuroni. L’infezione a livello del sistema nervosi permette al virus di stabilirsi in modo permanente anche se nel corpo del gatto colpuito. L'infezione cronica latente è il risultato tipico e può portare alla riattivazione intermittente, che provoca l’escrezione del virus nelle secrezioni oro-nasale e congiuntivali. Le due fonti principali di contagio sono i gatti con l’infezione acuta, ed i gatti con l’infezione latente che si sta riattivando. Le gatte con infezione latente possono trasmettere FHV-1 alla loro prole.
L’influenza felina è quindi più frequente nelle situazioni di grande affollamento, come ad esempio nei gattili ed all’interno delle colonie di felini selvatici, talvolta anche in allevamenti, qualora le condizioni igienico-sanitarie non rispettino valori microclimatici atti ad assicurare condizioni di benessere ambientale. Può colpire benissimo anche i gatti domestici.
Il virus entra tramite le vie nasali, orali o congiuntivali; causa un'infezione distruttiva dell'epitelio del naso con la diffusione al sacco congiuntivale, nella faringe, nella trachea, fino a bronchi e bronchioli. L'escrezione virale, l'eliminazione di virus attivi da parte dei gatti contagiati, comincia appena 24 ore dopo l'infezione e dura 1 - 3 settimane. Non ci sono metodi diagnostici diretti per identificare lo stato latente. L’ herpesvirus felino (FHV) causa di frequente patologie gravi e letali. La maggioranza dei gatti sembra però superare la malattia completamente, anchAe se possono volerci delle settimane. Alcuni soggetti ne porteranno le conseguenze per tutta la vita, come ad es. una rinite cronica: questi gatti possono sembrare del tutto sani, sebbene presentino sempre scolo nasale e starnuti. Un’infezione batterica secondaria, a carico del tessuto già danneggiato, può provocare congiuntivite cronica, sinusite e bronchite (infiammazioni della membrana che ricopre gli occhi, dei seni nasali e delle vie aeree).

La PANLEUCOPENIA, conosciuta anche come gastroenterite infettiva, e' una malattia virale contagiosa e spesso mortale, causata da un parvovirus (FPV).
Il virus può infettare qualsiasi gatto non vaccinato ma colpisce principalmente i gatti con meno di 1 anno di età: il più alto tasso di mortalità si ha nei gattini di età compresa fra 3-5 mesi. Non è pericoloso né per i cani né per l’uomo. Il virus è eliminato soprattutto con le feci. E’ presente anche in urina, saliva, sangue, secrezioni nasali, vomito. L’infezione avviene per via oro-nasale, per contatto diretto con un gatto infetto o con materiale infetto presente nell’ambiente. Periodo di incubazione: 2-17 giorni.
• Il virus caAusa contaminazione ambientale: è resistente ai comuni disinfettanti e può sopravvivere a lungo nell’ambiente (oltre 1 anno).
Gabbie, ciotole, lettiere, qualsiasi oggetto contaminato come vestiti, mani e scarpe degli stessi operatori possono veicolare il virus e causare la trasmissione della malattia.
• I gatti sono infetti 2-3 giorni prima di manifestare i sintomi clinici e continuano ad eliminare il virus nell’ambiente fino a 6 settimane dopo la guarigione clinica.
Sintomi:
• Febbre, inappetenza, abbattimento, disidratazione, vomito, diarrea (spesso emorragica), dolore addominale, ittero. I gatti solitamente muoiono per grave disidratazione, infezioni batteriche (setticemia) e disturbi coagulativi secondari.
• Nelle forme iperacute la morte può sopraggiungere in 12-24 ore e, a causa della rapida progressione della malattia, non si osservano i sintomi gastroenterici ma solo grave depressione, diminuzione della temperatura e dolore addominale. Sono possibili morti improvvise, soprattutto nei neonati e nei gattini.
• Sintomi neurologici (atassia, incoordinazione, tremori,…) e retinopatia in gattini con meno di 4 settimane di età o nati da gatta infettatasi nelle ultime fasi di gravidanza.
• Aborto, riassorbimento o mummificazione fetale se la gatta si infetta nelle prime fasi della gravidanza.
La diagnosi è emessa sulla base di storia e segni clinici ed analisi di laboratorio:
• Emocromo: spesso è presente un forte abbassamento dei globuli bianchi (soprattutto neutrofili, talvolta anche linfociti). E’ possibile anemia e diminuzione delle piastrine. Ulteriori alterazioni: abbassamento delle proteine, dell'albumina e della glicemia, alterazioni elettrolitiche (soprattutto diminuzione del potassio). Innalzamento degli enzimi epatici, della bilirubina e dell’azotemia.
Possibili alterazioni nei parametri coagulativi.
• Test rapidi per la ricerca dell’antigene del virus nelle feci: si possono usare sia i test specifici per la ricerca del parvovirus felino sia i test per la ricerca del parvovirus del cane. Va ricordato che il virus è determinabile nelle feci con questi kit soprattutto nelle prime 24-48 ore dopo l’infezione.
• PCR per la ricerca del virus nelle feci e/o nel sangue intero. Questo test si può effettuare anche sui tessuti in sede di autopsia per poter individuare la presenza del virus nei gattili e, quindi, rafforzare le misure di prevenzione.
Disinfezione
Il virus della panleucopenia è un virus resistente (sopravvive 1 anno nel materiale organico a temperatura ambiente): è ucciso da una soluzione di ipoclorito di sodio al 6%. Alcool, derivati dell’ammonio quaternario e clorexidina non sono efficaci.
L'ipoclorito di sodio al 6% si trova in farmacia (si acquista al 15% e poi si diluisce con acqua in proporzione 1:2), ma va usato con attenzione poichè a queste concentrazioni è tossico ed irritante per la cute, gli occhi e le vie aeree: usare sempre guanti, mascherina e mantenere l’ambiente aerato. In alternativa si può usare la normale candeggina reperibile in commercio senza diluirla.
Lasciare agire per 5-6 ore prima di risciacquare.
Prima della disinfezione, rimuovere bene i residui organici.
In caso di panleucopenia
• Pulire e disinfettare ogni oggetto (lettiere, ciotole, gabbie,…) e l’ambiente (pavimenti, superfici, ecc) con candeggina. Utilizzare degli "spruzzini" per raggiungere tutti gli angoli, specie sulle gabbie.
• Eliminare tutti gli oggetti non disinfettabili (copertine, cucce e giocattoli in stoffa, ecc)
(informazioni tratte dal sito Http:lacincia.it Consulenza scientifica:
Dott. Stefano Bo medico Veterinario, Dottore di ricerca in MedicinAa Interna Veterinaria, past-Presidente della Societa' Italiana di Medicina Felina, Torino
Dott.sa Paola Cavana medico Veterinario, Dottore di ricerca in Scienze Cliniche Veterinarie, Membro della Societa' Italiana di Medicina Felina, Torino)

La CLAMIDIOSI è trasmessa da un microrganismo, la Chlamydia Psittaci (gram negativo), spesso riferibile al complesso delle malattie respiratorie da Rinotracheite infettiva. Colpisce i gatti di qualsiasi età anche se i cuccioli risultano essere quelli più colpiti.
SINTOMI: la malattia aggredisce le vie respiratorie e le mucose congiuntivali provocando una congiuntivite assai contagiosa caratterizzata da secrezione, edema e difficoltà nel tenere aperte le palpebre; la trasmissione avviene per contatto diretto, tramite secrezioni infette quali saliva, lacrime, starnuti ma può avvenire anche dalla madre, portatrice sana, ai cuccioli. Inoltre sembra che possa rimaner latente nell’organismo del soggetto fino a quando non compaiono stress psicofisici che abbassano le difese immunitarie. La Clamidiosi colpisce inizialmente un solo occhio e solo successivamente ne viene colpito anche l’altro; i sintomi respiratori non sono mai gravi ma talvolta possono subentrare delle complicanze batteriche cAhe ne determinano una polmonite specifica e starnuti frequenti. Si verificano inoltre febbre, inappetenza e debilitazione più o meno grave.

La FIP è una malattia che colpisce felidi domestici e selvatici causata da un membro della famiglia Coronaviridae. Nella maggior parte delle colonie circa l'80-90% dei gatti risulta sieropositivo verso FCoV. Tra i gatti che vivono isolati circa il 25% è sieropositivo. La FIP però è una patologia rara: solo il 10-15% dei gatti infettati con il FCoV sviluppano la peritonite infettive felina. Infatti il FIPV risulta essere una variante virulenta del FCoV che diventa tale dopo una mutazione genetica. La frequenza delle mutazioni è in relazione alla carica virale del FCoV e alla risposta immunitaria dell'ospite. Il FIPV acquisisce la capacità di replicare nei macrofagi distribuendosi all'intero organismo. Non è possibile distinguere geneticamente e antigenicamente i due ceppi virali. Una risposta immunitaria prevalentemente umorale (immunocomplessi) o cellulo-mediata indirizzerà rispettivamente verso lo sviluppo di una forma effusiva o non-effusiva (secca).

 

MALATTIE GEANETICHE

GSD IV: La glicogenosi tipo IV o glycogen storage disease type IV (GSD IV) è una malattia ereditaria del
metabolismo del glucosio. La malattia è causata dalla mancanza dell’enzima ramificante, chiamata GBE
(Glycogen Branching Enzyme).
Questa disfunzione causa l’accumulo di glicogeno non ramificato nell'organismo dei Norvegesi affetti.
Nella forma più corrente, i gattini muoiono alla nascita o poco dopo perché sono incapaci di produrre
abbastanza glucosio necessario alla nascita ed alle prime ore di vita. Più raramente, i gattini possono
vivere normalmente fino a 5 mesi, però, la malattia conduce velocemente ad un’atrofia muscolare, una
debolezza cardiaca e neuromuscolare, ed alla morte del gatto entro i suoi primi 15 mesi di vita.
Il test DNA permette un’individuazione precoce dei gatti sani, una scelta dei riproduttori, un’adattazione degli incroci nello scopo di limitare la mortalità neonatale legata a questa malattia. Permette anche di evitare la nascita di gattini affetti di glicogenosi e di frenare la propagazione della malattia nell’allevamento o nello sviluppo della razza.

HCM è l’acronimo di Hypertrophic CardioMiopathy e sta per cardiomiopatia ipertrofica. Come per l’equivalente umano, si tratta di una patologia che provoca l’inspessimento delle pareti del cuore con conseguente alterazione delle sue funzionalità.
Sintomi: alcuni gatti manifestano una respirazione resa difficoltosa dai fluidi che si concentrano nei polmoni o intorno ad essi. Altri possono non mostrare alcun sintomo, ma possono morire improvvisamente, per lo più a causa di un improvviso e grave disturbo nel ritmo cardiaco. Alcuni gatti sviluppano grumi del sangue (emboli) che possono causare la paralisi delle zampe posteriori.
Profilo genetico: tecnicamente, l’HCM è una malattia autosomica dominante a penetranza incompleta ed espressività variabile, ossia:
• può colpire indistintamente maschi e femmine (sebbene i maschi sembrino esserne colpiti in età più giovane e più gravemente)
• può essere trasmessa in forma eterozigote (solo uno dei genitori trasmette la patologia) od omozigote (entrambi i genitori trasmettono la malattia): in ogni caso l’individuo è da considerarsi affetto
• è possibile che Aun gatto ne sia affetto e che non la manifesti mai per tutto l’arco della sua esistenza; ciò non toglie, ovviamente, che potrà trasmetterla alla progenie
• le modalità, i tempi e la gravità con cui la malattia, eventualmente, si manifesta cambia da soggetto a soggetto.
Screening: viene effettuato attraverso una ecocardiografia che misura le dimensioni del cuore e che viene eseguita a varie età durante la vita del gatto e comunque prima che venga fatto riprodurre. Infatti, un gatto che presenta un cuore in condizioni normali ad un anno di età ha statisticamente una probabilità inferiore di sviluppare la malattia.
Difficoltà diagnostiche: l’HCM è una malattia che si sviluppa molto lentamente.
I gatti che ne soffrono spesso non mostrano alcun sintomo prima dei 6 mesi di vita o, viceversa, possono trascorrere diversi anni in salute prima di sviluppare la malattia, anni durante i quali, molto probabilmente, si sono già riprodotti. Infatti, l’ecocardiografia non è in grado di riconoscere i casi di asintomaticità, ossia di gatti affetti (e quindi portatori per la progenie) il cui cuore si presenti, ancora, in condizioni normali.
L’estrema variaAbilità con cui questa malattia si manifesta, rende difficile tutelare non solo il singolo soggetto ma, spesso, la sua stessa discendenza. Infatti, il gatto che sviluppi molto lentamente la malattia potrebbe già aver dato alla luce dei figli i quali, viceversa potrebbero ammalarsi in tempi ridotti.

La PKD è un disordine renale ereditario il quale implica che ci sono già delle cisti presenti alla nascita e tipicamente in entrambi i reni. Queste cisti sono cavità ripiene di liquidi che prendono origine dal normale tessuto renale. Nei cuccioli queste cavità sono nella maggior parte dei casi molto piccole (da 1 a 2 mm). A man mano che l'animale cresce queste cavità diventeranno sempre più grandi (anche più grandi di 2 cm). In un solo rene possono esserci da 20 a 200 cisti presenti.
La PKD è ben nota anche come disordine renale negli esseri umani e colpisce oltre 5 milioni di persone nel mondo.
Quella dei Persiani è la razza più affetta.
Dal momento che questa razza è ed è stata la più utilizzata per fare outcrossing di razze, stiamo vedendo casi di PKD anche in altre razze.
Le razze che sono state incrociate con i PersiAani sono: Exotic shorthair, Selkirk Rex, British shorthair, Scottish Fold, i Birmani, i Ragdoll, gli American Shorthair, i Devon Rex e i Maine Coon.
In passato i persiani sono stati usati anche tra i Norvegesi delle Foreste, gli Sphynx, gli Orientali Shorthair, i Cornish Rex, gli Abissini, i Somali, i Manx e i Burmesi, ed è il motivo per cui troviamo PKD anche in altre razze.
Sintomi: che un gatto si ammali o meno di PKD dipende dalla dimensione e dal numero di cisti presenti in entrambi i reni. Un gatto mostrerà segni di malattia (insufficienza renale) quando le cisti occuperanno troppo spazio nel rene e il normale tessuto renale viene alterato. Quando c'è troppo poco tessuto normale rimasto, i reni non sono più in grado di funzionare normalmente e il gatto si ammala. I primi sintomi di malattia si manifestano usualmente tra i 3 e i 10 anni di vita, ma sono stati riscontrati anche in gatti più giovani.
All'inizio i sintomi sono piuttosto vaghi. Un gatto berrà e urinerà più spesso del normale, l'appetito diminuirà e il pelo sembrerà meno luminoso di prima. A man mano che l'insufficienza renale peggiora, l'animale inizierà a mangiare meno, perderà peso con, possibilmente, episodi di vomitoA. A volte, c'è del sangue presente nell'urina e potrebbe essere notata anche una respirazione estremamente cattiva. Una volta che la malattia si è manifestata, è incurabile. Con un trattamento adatto questi animali possono ancora raggiungere venerabili età (vedi sotto).
È importante sapere che non tutti i gatti con la PKD svilupperanno la malattia.
Animali con molto poche o molto piccole cisti probabilmente non mostreranno mai alcun sintomo di PKD.
Trattamento: ad oggi, non c'è modo di prevenire lo sviluppo della PKD o di fermare la crescita delle cisti. Come misura preventiva la sola opzione dovrebbe essere di rimuovere i riproduttori positivi alla PKD dai programmi di allevamento. Un trattamento dovrebbe essere considerato solo quando un gatto mostra i sintomi della malattia.
Animali disidratati o con vomito dovrebbero essere sottoposti a IV per un paio di giorni. Una volta che il gatto è stabile, una speciale dieta renale è il trattamento più importante. Una dieta di questo tipo contiene una bassa percentuale di proteine e meno fosforo, rispetto al normale cibo per gatti. In pazienti in stadio avanzato, il veterinario può decidere di prescrivere medicinali addizionali come inibitori cardiaci, supplementi a base di calcio e anAtibiotici, se necessario. Proprietari motivati possono somministrare fluidi ipodermici a casa.

E' importante identificare gli animali PKD positivi attraverso gli ultrasuoni (o in un futuro vicino attraverso il test del DNA). Veterinari esperti possono essere capaci di individuare le cisti nei cuccioli tra le 8 e le 12 settimane. Non c'è comunque la garanzia che un gatto sia libero da PKD se non ci sono cisti a quest'età. E' ancora possibile che l'animale sviluppi la PKD in futuro. Una diagnosi finale può essere fatta quando il gatto ha un anno o più. Dopo il test, al proprietario verrà dato un certificato che attesta il nome del gatto e il numero di registrazione del pedegree. In futuro dovremmo essere in grado di identificare tutti i nostri gatti da allevamento attraverso il microchip.


 
 
 
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